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Le cose che abbiamo in comune


Nel vasto elenco delle immagini associate all'italianità un certo qual interesse,  e in un certo modo espresso, per le donne c'è sempre stato.

Io non mi sono mai riconosciuta in alcuno degli stereotipi attribuiti agli italiani; così mi sembra strano che ora, tutto a un tratto, uno di questi sia divenuto tragicamente concreto e preponderante. Non mi riferisco solo all'immagine. Certo, non è un bel vedere. Ma mi preoccupa molto di più l'incapacità di reagire che sembra così strutturale, classica, innata in molti di noi - italiani.

La reazione è sempre scarsa, incostante, inefficace. Ci abituiamo a tutto con una facilità sconvolgente.

Gli uomini di potere sono solo la punta dell'iceberg di una enorme massa di pedofili che si aggirano fra di noi. E mi spaventa non riuscire a  comprendere se sono la conseguenza, il frutto di una società malata, o la malattia della società è il frutto di una politica che ci ha educato a  coltivare il peggio di noi.

Lorenza Diana, deputato del PD e membro della  Commissione parlamentare anti-mafia, durante un incontro a Bologna disse che bisogna stare molto attentia puntare il dito controla politica, perchè i politici non sono arrivati a decidere le nostre sorti dopo un colpo di Stato, ma grazie al voto di milioni di persone: quelli lì siamo noi, è la società che deve cambiare.

Io concordo con Lorenzo Diana  e non vale solo per la mafia, vale sempre. Ma questo discorso non coglie la problematicità della situazione italiana. Il  conflitto di interessi ha distrutto le distanze fra i diversi poteri dello Stato, ma ha anche abbattuto la logica di questo ragionamento: sarebbe vero che quelli lì siamo noi se  noi avessimo potuto sapere quanto c'è da sapere su ognuno prima di votare e andare alle urne consapevolmente. Ma visto che non è decisamente così direi piuttosto che quelli lì siamo ciò che rimane di noi e della nostra capacità di valutazione dopo venti anni di menzogne. Dunque...siamo noi? Non lo so. Una parte di questo paese è in buona fede? Sul serio credono che sia tutto, ma proprio qualsiasi cosa, un complotto ai danni di B,? O vogliono la guerra? Già, perchè le alternative non sono molte,pare. La politica, come diceva Hannah Arendt, raramente vede idee nuove affacciarsi, per cui o la buona fede di molti italiani sfora nel ritardo mentale oppure aldilà dei politici ci sono concittadini, per la strada forse più che nelle istituzioni, che in proporzione hanno - o pensano di avere- da perdere tanto quanto B. da un Governo non voglio dire buono, ma almeno degno di questo nome. Perchè? Sono così tante le persone che vivono nell'illegalità o di illegalità da preferire un delinquente a un Governo di persone degne? E B. e  i suoi e questi altri per la strada molleranno la presa così facilmente, ora che B. rischia la galera, i suoi di cadere con lui e i delinquenti di non avere più un Governo che sforna leggi pro evasione fiscale, anti-processo penale, anti-stranieri per la gioia di volgari pseudo nazisti senza scrupoli e amor di patria?  Ai privilegi ci si abitua con facilità.
Il futuro è nebbioso.
Claudia


Pubblicato il 5/11/2010 alle 22.50 nella rubrica Principi.

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