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Lettera a Marco Travaglio, il nostro bimbo
post pubblicato in Uomini, il 24 febbraio 2010

Caro Dr Travaglio, ho visto la puntata di Annozero "Gelatina", ho letto la sua lettera aperta sul "Il fatto quotidiano", la risposta di Michele Santoro, la sua replica, scritta e pubblicata sul sito di Annozero e quella in Passaparola di questa settimana.

Mi rendo conto che la  sua situazione, Dr Travaglio, è alquanto difficile.C’è stato un salto di qualità? E lei lo va a dire a Michele Santoro? Non se li ricorda i tempi di Bella Ciao? Quelli erano tempi peggiori da questo punto di vista. Era peggio perchè i venduti non erano tutti emersi, la situazione, come dire gli assetti, non erano chiari e netti come ora, fra giornalisti e intellettuali. Era molto più difficile per Michele Santoro rispondere allora che oggi per lei, oggi che i venduti vanno in giro senza dignità col cartellino del prezzo attaccato al bavero della giacchetta.

Come  se non bastasse, nè gli spettatori di Annozero nè i cittadini italiani sono degli sciocchi. E se lei pensa che difendere la sua rispettabilità voglia dire dare conto ad ogni sciocco di questo Paese delle sue vacanze si sbaglia. Gli sciocchi fingono di non sapere la verità, per connivenza, convenienza, per sperare di ricavare qualcosa da questa meschinità, anche briciole. E sono dei miserabili e non so come lei possa affannarsi  a difendere il suo onore dai miserabili. Non ce n'è alcun bisogno. La verità la sanno. E continueranno a mentire o a fingere di credere alle menzogne, noti o ignoti che siano.


Questa sua foga di spiegare i conti delle sue vacanze e pubblicarli sul blog non è solo infantile, è sbagliata : da soddisfazione ai  suoi diffamatori che la vedono affannarsi per difendersi da accuse che sanno benissimo essere false. La stima non si guadagna in un giorno – non lo sa?- . Ma inemmeno si può perdere con una calunnia. Per cui, caro Dr Travaglio, rinnovandole tutta la mia stima, la invito a smetterla di fare il bambino, altrimenti .... vengo lì e ti sculaccio.Un bacio grande

Claudia  Esposito





permalink | inviato da lelani il 24/2/2010 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
De Gennaro assolto in primo grado
post pubblicato in Uomini, il 20 febbraio 2010
Da "La Repubblica"

GENOVA
- Assolti per "non aver commesso il fatto" l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola, accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova Francesco Colucci. Secondo il giudice di primo grado la retromarcia di Colucci che in un primo tempo aveva fatto intendere che "il capo" fosse informato della sanguinosa  irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, non è attribuibile a loro.

I pm avevano chiesto due anni di reclusione. La decisione è stata presa dal gup di Genova Silvia Carpanini, dopo solo un quarto d'ora di camera di consiglio. Lo scorso luglio i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, titolari dell'inchiesta sulle violenze contro i giovani che si trovavano nella scuola, avevano chiesto.due annni di reclusione per De Gennaro e un anno e quatri mesi per Mortola  Usciti di scena loro, rimane alla sbarra Colucci, rinviato a giudizio perché, a differenza degli altri due imputati, ha preferito il rito ordinario a quello abbrevitato.

Le due versioni di Colucci. La vicenda nasce da un interrogatorio dell'allora questore di Genova. Inizialmente ammise un coinvolgimento indiretto dell'ex capo della polizia nei fatti della Diaz, ma in seguito, durante il dibattimento, Colucci fece un passo indietro e sostenne che De Gennaro era all'oscuro di quelle violenze. Da qui la richiesta dei pm di falsa testimonianza per Colucci e di istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro e Mortola che avrebbero indotto l'ex questore a ritrattare.

L'intercettazione: "Ho parlato con il capo". L'accusa si fondava su una telefonata registrata tra la prima e la seconda versione dell'ex questore. Colucci chiamò Mortola e gli disse: "Ho parlato con il capo. Devo fare marcia indietro". Il "capo" cui fa riferimento sarebbe stato proprio De Gennaro. Ma il giudice non ha creduto a questa tesi e ha formulato una piena assoluzione.

Imputati soddisfatti. "Siamo molto soddisfatti per l'esito della sentenza, ma anche anche per la serenità con cui si è svolto il processo". E' il primo commento dell'avvocato Carlo Biondi, difensore, insieme a Franco Coppi, dell'ex capo della polizia, attuale direttore del Dipartimento della Informazioni per la Sicurezza Dis. Il verdetto è stato accolto con soddisfazione anche dal legale dell'ex capo della Digos di Genova, promosso nel frattempo a questore vicario di Torino.

Il governo: "Crolla il teorema del complotto". Commenti positivi sono stati espressi da componenti della maggioranza e del Pd. Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, la sentenza di oggi "è l'ennesima smentita del teorema del complotto, costruito da qualche pm". Simili parole ha usato il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri: "Crolla l'immotivata campagna di denigrazione delle forze dell'ordine". Soddisfazione per l'esito della vicenda è stata espressa anche dal responsabile della sicurezza del Pd Marco Minniti che ha telefonato a De Gennaro per congratularsi.

Heidi: "De Gennaro intoccabile". Molto diverso il commento di Laura Tartarini, avvocato di parte civile: "La cosa non ci stupisce ma non si capisce dove, come e perché il questore Colucci abbia deciso di fare una falsa testimonianza senza essere indotto: ci sono intercettazioni telefoniche dove Mortola istruisce Colucci; come il giudice possa aver ritenuto che non ci fossero le prove di induzione alla falsa testimonianza lo scopriremo nelle motivazioni". Ancora più dura Heidi Giuliani, madre di Carlo, vittima degli scontri di piazza quell'estate a Genova: "Nessun stupore. De Gennaro fa parte della categoria degli intoccabili del nostro Paese".

(7 ottobre 2009)

Ora vorrei mettere qui il mio commento a questa notizia. Se porti in tribunale De Gennaro, l'uomo dell'anti-terrorismo, dell'anti-mafia dei tempi di Falcone, io non ho nulla da dire. Solo, come cittadina italiana, mi auguro che tu di prove ne abbia talmente tante e da buttarne, da farlo condannare.

Me lo aspetto, non come sorta di omaggio a un uomo di potere, ma come rispetto per un uomo la cui credibilità è conquistata sul campo.

Mi aspetto una condanna senza appello, prove inconfutabili.Niente di tutto ciò.

E mi dispiace, perchè come al solito  da queste parti, i meriti quelli veri, la credibilità autentica - come dire sudata- non conta. E ci siamo giocati la faccia di un grande uomo di questo paese.

Saluti

Claudia




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Sabina Guzzanti
post pubblicato in Giustizia, il 20 febbraio 2010
Quanti milioni di anni fa sono accadute queste cose? Quanti centinaia di anni sono passati dai tempi di Raiot?
Prima che diventasse normale avere prostitute in Parlamento e come Ministri, prima di questo lugubre silenzio dal fondo del quale arrivano i flebili sussurrii di chi trama ..... prima che ci sentissimo così soffocati, da avere paura, delle volte, di dimenticarci persino cosa pensiamo noi.



permalink | inviato da lelani il 20/2/2010 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Consigli per lettori
post pubblicato in Giustizia, il 3 febbraio 2010

C'era una volta l'intercettazione di Antonio Ingroia
- Finito di leggere qualche settimana fa. Consigliatissimo, forte, inquietante per gli scenari che fa intravedere. Ma un grande abbraccio all'autore perchè la realtà dei fatti, spiegata con semplicità, accessibile a tutti, la democratica semplice verità, ha un sapore dolce di questi tempi.

Claudia Esposito



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Lettera aperta di Gian Carlo Caselli
post pubblicato in Giustizia, il 2 febbraio 2010

Quei coretti anti-Ingroia

Dall’aula del Senato dovrebbe essere bandita ogni forma di inciviltà e barbarie. Non sempre accade. Lo testimonia il resoconto stenografico della seduta dedicata alla discussione sul “giusto processo”, che registra una denunzia del senatore Li Gotti, crudamente espressa nei termini seguenti:
“In quest’aula, mentre si citava il gravissimo fatto del programmato attentato distruttivo ordito contro alcuni magistrati che combattono la mafia, una parte di questa assemblea ha irriso all’e vocazione dei nomi delle possibili vittime... Sapevamo dei mafiosi che brindarono alla morte di Giovanni Falcone... Eravamo a questa torbida conoscenza. Oggi abbiamo qualcosa di altro: una parte dell’aula del Senato, ieri, ha fatto un coretto di irrisione alla pronunzia del nome di Antonio Ingroia, un magistrato che la mafia vuole uccidere”. Ora, nessuno pretende che chi mette quotidianamente a rischio la propria vita per servire il paese nella lotta alla criminalità organizzata mafiosa sia pensato da tutti come perennemente avvolto in una bandiera tricolore. Ci mancherebbe. In un mestiere come  quello di magistrato, nel quale l’errore è un rischio immanente, l’accettazione acritica dell’operato di questo o quell’ufficio o di un singolo giudice sarebbe inconcepibile. Anche perché le critiche, se oneste, aiutano a sbagliare di meno. Ma la mancanza di rispetto, fino a schernire chi viene indicato come vittima designata di un attentato programmato dalla mafia, è fuori di ogni logica e decenza. Non mi risulta che ci siano state reprimende o altre prese di distanza verso i senatori che si son permessi di scherzare – letteralmente – sulla pelle degli altri. Sarebbe utile invece che qualche amico o sodale provasse a responsabilizzarli un po’ magari rivelando loro un fatto che mi è capitato tempo fa, di sentire proprio da Ingroia. E’ il racconto di quando (per la prima volta dopo anni) egli si trovò sull’ascensore col figlio: per caso, da solo, senza la scorta. Il figlio si guardò intorno e rivolto al padre, con tenerezza esclamò a bassa voce: “Qui noi finora non siamo mai stati da soli”, e gli mandò un piccolo bacio, senza far rumore. Per Ingroia fu un momento di profondo affetto e verità, di riflessione sul fatto che non era mai stato (e mai sarebbe stato) solo con i suoi figli fuori dalla porta di casa. Niente di patetico in questo, semplici constatazioni che non hanno mai modificato le scelte di Ingroia (e dei tanti magistrati che in Sicilia operano e vivono come lui), ma che ormai fanno integralmente parte del suo modo di essere padre. Sono i condizionamenti sulla vita privata di un mestiere e soprattutto dei rischi di un mestiere che è faticosamente pubblico. E che dovrebbe meritare da tutti (anche dai senatori capaci invece di scandalosi coretti) considerazione e rispetto. Ragionare su vizi e virtù della giustizia e del sistema che dovrebbe realizzarla è doveroso e giusto. Ma su binari di razionalità. Deraglia chi irresponsabilmente scherza, nella sacralità istituzionale della “Camera alta”, sulle possibili vittime di attentati progettati da quella feroce organizzazione criminale che tutti sanno (o dovrebbero sapere) essere Cosa Nostra. L’irrazionalità può anche generare mostri. Certo, nessuno lo vuole e non sarebbe nell’interesse di nessuno se ciò si verificasse. Per questo chi in Senato ha sbagliato, reagendo alla notizia degli attentati mafiosi contro magistrati impegnati in prima linea come se si trattasse di una cosettina da ridere, dovrebbe essere – nelle forme istituzionalmente corrette – quantomeno invitato a vergognarsi.

Gian Carlo Caselli da il Fatto Quotidiano del 27 Gennaio 2010

P.S. Vorrei  scrivere un commento a tutto questo. Il primo che mi viene in mente è che avrei preferito non saperla, questa cosa.
Avrei preferito pensare che persino i peggiori figuri della politica italiana mantenessero un minimo di decoro. Poi, non so come sentirmi davanti a  tutto questo. Un po' male, devo dire.
Claudia




permalink | inviato da lelani il 2/2/2010 alle 22:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Beppe Grillo intervista ad Antonio Ingroia
post pubblicato in Giustizia, il 1 febbraio 2010




permalink | inviato da lelani il 1/2/2010 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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