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Seconda Dichiarazione della Selva Lacandona
post pubblicato in Ezln, il 9 dicembre 2010

Seconda Dichiarazione della Selva Lacandona
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico
10 giugno 1994

Oggi diciamo: Non ci arrenderemo!

"... non sono unicamente quelli che portano spade grondanti di sangue e rifulgono di fugaci raggi di gloria militare, gli eletti a designare i membri del governo di un paese che vuole democratizzarsi; quel diritto ce l'hanno anche i cittadini che hanno lottato sulla stampa e nei comizi, che si sono identificati con gli ideali della Rivoluzione e hanno combattuto il dispotismo che viola le nostre leggi; perché non è solo sparando proiettili sui campi di battaglia come si cancellano le tirannie; anche lanciando idee di redenzione, frasi di libertà ed anatemi terribili contro i boia del paese, si abbattono le dittature, si abbattono gli imperi (…) e se i fatti storici ci dimostrano che la demolizione di ogni tirannia, che il crollo di tutti i mal governi è un’opera congiunta dell'idea con la spada, è un assurdità, è un'aberrazione, è un dispotismo inaudito voler segregare gli elementi sani che hanno il diritto di scegliere il Governo, perché la sovranità di un popolo è costituita da tutti gli elementi sani che hanno una coscienza piena, che sono coscienti dei loro diritti, siano essi civili o combattenti temporaneamente, ma che amano la libertà e la giustizia e lavorano per il bene della Patria".

Emiliano Zapata per voce di Paulino Martínez, delegato zapatista alla Sovrana Convenzione Rivoluzionaria, Aguascalientes, Ags., Messico, 27 ottobre 1914

Al popolo del Messico

Ai popoli ed ai governi del mondo

Fratelli:

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, sul piede di guerra contro il mal governo dal 1° Gennaio 1994, si rivolge a voi per farvi conoscere il suo pensiero:

I

Fratelli messicani:

Nel dicembre 1993 dicemmo BASTA! Il primo gennaio 1994 abbiamo chiamato i poteri Legislativo e Giudiziario ad assumersi le loro responsabilità costituzionali affinché impedissero la politica di genocidio che il potere Esecutivo Federale impone al nostro popolo, basandoci sul nostro diritto costituzionale di applicare l'articolo 39° della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani:

"La sovranità nazionale risiede essenzialmente ed originariamente nel popolo. Ogni potere pubblico emana dal popolo e si istituisce a suo beneficio. Il popolo ha, in ogni tempo, l'inalienabile diritto di alterare o modificare la forma del suo governo”.

A questo appello si è risposto con la politica dello sterminio e della menzogna. I poteri dell'Unione hanno ignorato la nostra giusta richiesta ed hanno permesso il massacro. Ma questo incubo è durato solo 12 giorni, perché un'altra forza superiore a qualunque potere politico o militare si è imposta sulle parti in conflitto. La Società Civile si è assunta il compito di preservare la nostra patria, ha manifestato il suo disaccordo col massacro ed ha obbligato al dialogo; tutti abbiamo compreso che l'eterno partito al potere che detiene a suo beneficio il prodotto del lavoro di tutti i messicani, non può più continuare; che il presidenzialismo che lo sostiene impedisce la libertà e non deve essere più permesso, che la cultura della frode è il metodo col quale si impongono ed ostacolano la democrazia, che la giustizia esiste solo per i corrotti potenti, che dobbiamo far sì che chi comanda lo faccia obbedendo, che non c'è un'altra strada.

Questo è ciò che tutti i messicani onesti ed in buona fede, la Società Civile, hanno compreso, solo si oppongono quelli che hanno basato il suo successo sul furto dell’erario pubblico, quelli che proteggono, prostituendo la giustizia, i trafficanti e gli assassini, quelli che ricorrono all'assassinio politico ed alla frode elettorale per imporsi.

Solo questi fossili politici progettano di nuovo di far fare retromarcia alla storia del Messico e di cancellare dalla coscienza nazionale il grido che tutto il paese ha fatto proprio dal primo gennaio 94: ADESSO BASTA!

Ma non lo permetteremo. Oggi non ci rivolgiamo ai falliti poteri dell'Unione che non hanno saputo compiere il loro dovere costituzionale, permettendo che L’Esecutivo Federale li controllasse. Se questa legislatura ed i magistrati non hanno avuto dignità. verranno altri che questa volta capiranno di dover servire il loro popolo e non un individuo, il nostro appello va ben aldilà di un mandato di sei anni o di un'elezione presidenziale alla porta. È nella SOCIETÀ CIVILE, che risiede la nostra sovranità, è il popolo quello che può, in ogni tempo, alterare o modificare la nostra forma di governo e l'ha capito già. È al popolo che ci appelliamo con questa SECONDA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA per dirgli:

Primo. Abbiamo rispettato puntualmente le convenzioni internazionali sulla guerra nel condurre le azioni belliche: ciò ci ha procurato il tacito riconoscimento nazionale ed internazionale come forza belligerante. Continueremo a rispettare tali convenzioni.

Secondo. Ordiniamo alle nostre forze regolari ed irregolari in tutto il territorio nazionale ed all'estero la PROROGA UNILATERALE DEL CESSATE IL FUOCO OFFENSIVO. Manterremo il rispetto al cessate il fuoco per permettere alla società civile di organizzarsi nelle forme che consideri pertinenti per conseguire il transito alla democrazia nel nostro paese.

Terzo. Condanniamo la minaccia che pesa sulla Società Civile con la militarizzazione del paese, con personale e moderni equipaggiamenti repressivi, alla vigilia delle elezioni federali. Non vi è dubbio che il governo salinista pretenda di imporsi con la cultura della frode. NON LO PERMETTEREMO.

Quarto. Proponiamo a tutti i partiti politici indipendenti di riconoscere ora lo stato di intimidazione e di privazione dei diritti politici sofferto dal nostro popolo negli ultimi 65 anni e di pronunciarsi per dar vita ad un governo di transizione politica verso la democrazia.

Quinto. Respingiamo la manipolazione ed il tentativo di slegare le nostre giuste richieste da quelle del popolo messicano. Siamo messicani e non deporremo né le nostre richieste né le nostre armi se non ci saranno la Democrazia, la Libertà e la Giustizia per tutti.

Sesto. Reiteriamo la nostra disponibilità per una soluzione politica della transizione alla democrazia in Messico. Chiamiamo la Società Civile a che riprenda il ruolo di protagonista che ha avuto nel fermare la fase militare della guerra ed a organizzarsi per condurre lo sforzo pacifico verso la democrazia, la libertà e la giustizia. Il cambiamento democratico è l'unica alternativa alla guerra.

Settimo. Chiamiamo gli elementi onesti della società civile ad un Dialogo Nazionale per la Democrazia, la Libertà e la Giustizia per tutti i messicani.

Per questo diciamo:

II

Fratelli:

Dopo l’inizio della guerra, nel gennaio 1994, il grido organizzato del popolo messicano ha fermato lo scontro ed ha invocato il dialogo tra le parti contendenti. Alle giuste richieste dell'EZLN, il governo federale ha risposto con una serie di offerte che non toccavano il punto essenziale del problema: la mancanza di giustizia, di libertà e di democrazia nelle terre messicane.

Il limite del compimento delle offerte del governo federale alle richieste dell'EZLN è dovuto allo stesso sistema politico del partito al potere. Questo sistema è quello che ha fatto in modo che nelle campagne messicane sussista e si sovrapponga al potere costituzionale un altro potere le cui radici rendono possibile il mantenimento del partito al potere. È questo sistema di complicità quello che rende possibile l'esistenza e la belligeranza dei caciques, il potere onnipotente degli allevatori e dei commercianti e la penetrazione del narcotraffico.... La sola proposta degli Impegni per una Pace Degna in Chiapas ha provocato un gran subbuglio ed un'aperta sfida da parte di questi settori. Il sistema politica monopartitico cerca di manovrare in questo ridotto orizzonte che la sua stessa esistenza gli impone: non può smettere di avere rapporti con questi settori senza attentare a se stesso, e non può lasciare le cose come prima senza che aumenti la belligeranza dei contadini ed indigeni. Insomma: il compimento degli impegni implica, necessariamente, la morte del sistema di partito di Stato. Per suicidio o per fucilazione, la morte dell'attuale sistema politico messicano è condizione necessaria, benché non sufficiente, per il transito alla democrazia nel nostro paese. I problemi del Chiapas non potranno avere una soluzione reale se non si risolvono i problemi del Messico.

L'EZLN ha capito che il problema della povertà messicana non è solo la mancanza di risorse. Più in là, il suo apporto fondamentale è capire ed esporre che qualunque sforzo, in qualche senso o in tutti, posporrà solo il problema se questi sforzi non avvengono all’interno di un nuovo contesto di relazioni politiche nazionali, regionali e locali: un contesto di democrazia, libertà e giustizia. Il problema del potere non sarà quello di chi ne è il titolare, ma invece di chi l'esercita. Se il potere lo esercita la maggioranza, i partiti politici si vedranno obbligati a confrontarsi con quella maggioranza e non fra di loro.

Riproporre il problema del potere in questo contesto di democrazia, libertà e giustizia obbligherà ad una nuova cultura politica dentro ai partiti. Una nuova classe di politici dovrà nascere e, senza dubbio, nasceranno partiti politici di nuovo tipo.

Non stiamo proponendo un mondo nuovo, ma solo qualcosa di molto preliminare: l'anticamera del nuovo Messico. In questo senso, questa rivoluzione non si concluderà con una nuova classe, frazione di classe o gruppo nel potere, bensì in uno "spazio" libero e democratico di lotta politica. Questo "spazio" libero e democratico nascerà sul cadavere maleodorante dal sistema di partito di Stato e del presidenzialismo. Nascerà una relazione politica nuova. Una nuova politica la cui base non sia solo un confronto tra organizzazioni politiche tra di loro, bensì il confronto delle loro proposte politiche con le distinte classi sociali, poiché dell'appoggio reale di queste dipenderà la titolarità del potere politico, non il suo esercizio. Dentro questa nuova relazione politica, le distinte proposte di sistema ed il loro orientamento (socialismo, capitalismo, socialdemocrazia, liberalismo, democrazia cristiana, eccetera) dovranno convincere la maggioranza della Nazione che la loro proposta è la migliore per il paese. Ma non solo, si vedranno anche "vigilati" da quel paese che governano di modo che siano obbligati a dare rendiconti regolari e siano sottoposti al giudizio della Nazione riguardo alla loro permanenza in veste di titolari del potere o alla loro rimozione. Il plebiscito è una forma regolata di confronto tra Potere - partito politico - Nazione e merita un posto di rilievo nella suprema legge del paese.

L'attuale legislazione messicana è troppo stretta per queste nuove relazioni politiche tra governanti e governati. È necessaria una Convenzione Nazionale Democratica dalla quale si emani un Governo Provvisorio o di Transizione, sia mediante la rinuncia dell’Esecutivo federale o mediante la via elettorale.

La Convenzione Nazionale Democratica ed il Governo di Transizione devono sfociare in una nuova Costituzione nel cui ambito si convochino nuove elezioni. Il dolore che questo processo significherà per il paese sarà sempre minore al danno prodotto da una guerra civile. La profezia del sudest vale per tutto il paese, possiamo imparare già da quello che è successo e tendere meno doloroso il parto del nuovo Messico.

L'EZLN ha una concezione di sistema e della direzione che dovrà prendere il paese. La maturità politica dell'EZLN, la sua maggior età come rappresentante del sentimento di una parte della Nazione, sta nel fatto che non vuole imporre al paese questa concezione. L'EZLN reclama ciò che è già evidente di per sè: la maggior età del Messico ed il diritto di decidere, liberamente e democraticamente, la direzione che dovrà seguire. Da questa anticamera storica uscirà non solo un Messico più giusto e migliore, ma anche un messicano nuovo. Per questo mettiamo in gioco la vita, per lasciare in eredità ai messicani di dopodomani un paese in cui quale non sia una vergogna vivere...

L'EZLN, con una procedura democratica senza precedenti all’interno di un'organizzazione armata, ha consultato i suoi componenti sulla questione se firmare o no la proposta di accordi di pace del governo federale. Vedendo che il tema centrale di democrazia, libertà e giustizia per tutti non era stato risolto, le basi dell'EZLN, indigene in larga maggioranza, hanno deciso di rifiutare di firmare la proposta governativa.

In condizioni di assedio e sottoposti in vari posti a pressioni con la minaccio dello sterminio se non si firmava la pace, noi zapatisti riaffermiamo la nostra decisione di voler ottenere una pace con giustizia e dignità ed impegnare in ciò la vita e la morte. In noi ritrova, un'altra volta, il proprio posto la storia di lotta degna dei nostri antenati. Il grido di dignità dell'insorto Vicente Guerriero, "Vivere per la Patria o Morire per la Libertà", torna a risuonare nelle nostre gole. Non possiamo accettare una pace indegna.

IL nostro cammino di fuoco si aprì davanti all'impossibilità di lottare pacificamente per i diritti elementari dell'essere umano. Il più prezioso di essi è il diritto a decidere, con libertà e democrazia, la forma di governo. Adesso la possibilità di transito pacifico alla democrazia ed alla libertà affronta una nuova prova: il processo elettorale dell’agosto 1994. Ci sono coloro che scommettono sul periodo postelettorale predicando l'apatia ed il disinganno dall'immobilità. Pretendono di usare il sangue dei caduti su tutti i fronti di combattimento, violenti e pacifici, nella città e nelle campagne. Fondano il loro progetto politico sul conflitto successivo alle elezioni e sperano, senza fare niente, che la smobilitazione politica apra un'altra volta la gigantesca porta della guerra. Loro, dicono, salveranno il paese.

Altri scommettono fin d'ora che il conflitto armato ricominci prima delle elezioni e che l'ingovernabilità possa essere da loro sfruttata per perpetuarsi al potere. Come hanno fatto ieri usurpando la volontà popolare con la frode elettorale, oggi e domani, col fiume in piena di una guerra civile preelettorale, pretendono di allungare l'agonia di una dittatura che, mascherata da partito di Stato, dura ormai da decenni. Alcuni altri ancora, apocalittici sterili, pensano che la guerra sia inevitabile e si siedono ad aspettare di veder passare il cadavere del loro nemico... o del loro amico. Il settario suppone, erroneamente, che solamente l'entrata in azione dei fucili potrà far sorgere l'alba che il nostro popolo attende da quando la notte si richiuse, con le morti di Villa e Zapata, sul suolo messicano.

Tutti questi ladri della speranza suppongono che dietro le nostre armi vi siano l’ambizione ed il protagonismo e che ciò guiderà il nostro cammino in futuro. Si sbagliano. Dietro alle nostre armi da fuoco ci sono altre armi, quelle della ragione. Ed entrambe sono animate dalla speranza. Non lasceremo che ce la rubino.

La speranza con il dito sul grilletto ha avuto il suo momento all'inizio dell'anno. Adesso è necessario che aspetti. È necessario che la speranza che cammina nelle grandi mobilitazioni riprenda quel ruolo da protagonista che le spetta per diritto e ragione. La bandiera adesso è nelle mani di coloro che hanno un nome e un volto, della gente buona ed onesta che percorre strade che non sono la nostra, ma la cui meta è la stessa che anelano i nostri passi. A loro va il nostro saluto e la nostra speranza che portino quella bandiera là dove deve stare. Noi aspetteremo, in piedi e con dignità. Se quella bandiera cade, noi sapremo alzarla di nuovo...

Che la speranza si organizzi che cammini ora nelle valli e città come ieri per le montagne. Combattete con le vostre armi, non preoccupatevi di noi. Sapremo resistere fino all’ultimo. Sapremo attendere... e sapremo ritornare se si chiudono di nuovo tutte le porte per il cammino della dignità.

Per questo ci dirigiamo ai nostri fratelli delle organizzazioni non governative, delle organizzazioni contadine ed indigene, ai lavoratori delle campagne e delle città, agli insegnanti ed agli studenti, alle casalinghe ed ai cittadini, agli artisti ed agli intellettuali, ai partiti indipendenti, ai messicani:

Li chiamiamo ad un dialogo nazionale col tema di Democrazia, Libertà e Giustizia.
Per questo lanciamo la presente:

Convocazione per la Convenzione Nazionale Democratica

Noi, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, in lotta per il conseguimento di democrazia, libertà e giustizia che la nostra patria merita, consideriamo:

Primo. Che il supremo governo ha usurpato anche la legalità che abbiamo ereditato dagli eroi della Rivoluzione Messicana.

Secondo. Che la Costituzione che ci governa non riflette più la volontà popolare dei messicani.

Terzo. Che l'allontamento dell'usurpatore dell’Esecutivo federale non basta, ma è necessaria una nuova legge per la nuova nostra patria, quella che nascerà dalle lotte di tutti i messicani onesti.

Quarto. Che sono necessarie tutte le forme di lotta per consentire il passaggio alla democrazia in Messico.

Chiamiamo alla realizzazione di una Convenzione Democratica, nazionale, sovrana e rivoluzionaria, dalla quale emergano le proposte per un governo di transizione ed una nuova legge nazionale, una nuova Costituzione che garantisca il compimento legale della volontà popolare.

L'obiettivo fondamentale della Convenzione Nazionale Democratica è quello di organizzare l'espressione civile e la difesa della volontà popolare.

La sovrana convenzione rivoluzionaria sarà nazionale dato che la sua composizione e rappresentatività dovranno includere tutti gli stati della Federazione, plurale nel senso che le forze patriottiche potranno essere rappresentate, e democratica nel prendere le decisioni, ricorrendo alla consultazione nazionale.

La convenzione sarà presieduta, liberamente e volontariamente, da civili, da personalità pubbliche di prestigio, senza distinzione di appartenenza politica, di razza, di credo religioso, di sesso o età.

La convenzione si formerà attraverso comitati locali, regionali e statali in ejidos, quartieri, scuole e fabbriche da civili. Questi comitati della convenzione si incaricheranno di raccogliere le proposte popolari per la nuova legge costituzionale e le richieste al nuovo governo che nascerà.

La convenzione deve esigere la realizzazione di elezioni libere e democratiche e lottare, senza tregua, per il rispetto della volontà popolare.

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale riconoscerà la Convenzione Democratica Nazionale come rappresentante autentico degli interessi del popolo del Messico nel suo passaggio alla democrazia.

L'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si trova già su tutto il territorio nazionale e può già proporsi al popolo del Messico in qualità di Esercito garante del compimento della volontà popolare.

Per la prima riunione della Convenzione Nazionale Democratica, l'EZLN offre come sede un villaggio zapatista e tutte le risorse di cui dispone.

La data ed il luogo della prima sessione della Convenzione Nazionale Democratica verranno resi noti al momento opportuno.

III

Fratelli messicani:

La nostra lotta continua. Continua a sventolare la bandiera zapatista nelle montagne del Sudest messicano ed oggi diciamo: Non ci arrenderemo!

Rivolti alla montagna parliamo coi nostri morti affinché con la loro parola ci indichino la strada giusta su cui deve incamminarsi il nostro volto imbavagliato.

Hanno rullato i tamburi e con la voce della terra ha parlato il nostro dolore e la nostra storia ha parlato del nostro dolore e la nostra storia ha parlato.

"Per tutti tutto" dicono i nostri morti. Finché non sarà così, non ci sarà niente per noi.

Parlate la parola degli altri messicani, ascoltate col cuore coloro per i quali lottiamo. Invitateli a camminare i passi degni di quelli che non hanno volto. Chiamate tutti a resistere e che nessuno riceva nulla da quelli che comandano comandando. Fate del non vendersi una bandiera comune per i più. Chiedete che non giunga solo una parola di conforto per il nostro dolore. Chiedete di condividerlo, chiedete che resistano con voi, che respingano tutte le elemosine che vengono dal poderoso. Che tutta la genti buona di queste terre organizzi oggi la dignità che resiste e non si vende, che domani quella dignità si organizzi per esigere che la parola che cammina nel cuore della maggioranza sia rispettata da quelli che governano, che s’imponga il cammino giusto per cui colui che comanda, comandi obbedendo.

Non arrendetevi! Resistete! Non mancate all'onore della parola vera. Con dignità resistete nelle terre degli uomini e delle donne veri, che le montagne consolino il dolore degli uomini di mais. Non arrendetevi! Resistete! Non vendetevi! Resistete!

Così ha parlato con la sua parola il cuore dei nostri morti di sempre. Abbiamo visto che è buona la parola dei nostri morti, abbiamo visto che ci sono verità e dignità nel loro consiglio. Per questo chiamiamo tutti i nostri fratelli indigeni messicani a resistere con noi. Chiamiamo tutti i contadini a resistere con noi, gli operai, gli impiegati, i cittadini, le casalinghe, gli studenti, gli insegnanti, coloro che fanno del pensiero e della parola la loro vita. Tutti coloro che hanno dignità e vergogna abbiano, chiamiamo tutti a resistere con noi, perché il mal governo vuole che non ci sia democrazia nelle nostre terre. Non accetteremo nulla che provenga dal cuore marcio del mal governo, né una sola moneta né una medicina né una pietra né un seme né una briciola delle elemosine che ci offre in cambio del nostro degno cammino.

Non riceveremo niente del supremo governo. Anche se aumenteranno il nostro dolore e le nostre pene; anche se la morte continuerà a stare con noi a tavola, nella terra e nel letto; anche se vedremo che altri si vendono alla mano che li opprime; anche se tutto duole; anche se le pene faranno piangere perfino le pietre. Non accetteremo niente. Resisteremo. Non prenderemo nulla dal governo. Resisteremo fino a che colui che comanda, comandi obbedendo.

Fratelli: Non vendetevi. Resistete con noi. Non arrendetevi. Resistete con noi. Ripetete con noi, fratelli, la parola “Non ci arrendiamo! Resistiamo!". Che queste parole non si ascoltino solo sulle montagne del Sudest messicano che si ascoltino nel nord e nelle penisole, che si ascoltino in entrambe le coste che si sentano nel centro, che diventino nelle valli e nelle montagne un grido, che risuoni nelle città e nelle campagne. Unite la vostra voce fratelli, gridate con noi, fate vostra la nostra voce:

Non ci arrendiamo! Resistiamo!

Che la dignità spezzi l’assedio con cui le mani sporche del mal governo ci asfissiano. Tutti siamo assediati, non lasciano che la democrazia, la libertà e la giustizia entrino nelle terre messicane. Fratelli: stiamo tutti assediati, non ci arrendiamo! Resistiamo! Siamo degni! Non vendiamoci!

A che serviranno al potente le sue ricchezze se non può comprare ciò che vale di più in queste terre? Se la dignità di tutti i messicani non ha prezzo, a che serve il potere del potente?

La dignità non si arrende!

La dignità resiste!

Democrazia!

Libertà!

Giustizia!

Dalle montagne del Sudest Messicano
Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Messico - Giugno 1994


(traduzione del Comitato Chiapas di Torino)





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Prima Dichiarazione della Selva Lacandona
post pubblicato in Ezln, il 16 novembre 2009

        

OGGI DICIAMO BASTA!

AL POPOLO DEL MESSICO

Noi siamo il prodotto di 500 anni di lotte: prima contro la schiavitù, poi, durante la Guerra d'Indipendenza contro la Spagna capeggiata dai ribelli, poi per evitare di essere assorbiti dall'espansionismo Nord Americano; poi ancora per promulgare la nostra costituzione ed espellere l'Impero Francese dalla nostra terra; poi la dittatura di Porfirio Diaz ci negò la giusta applicazione delle Leggi di Riforma, il popolo si ribellò e emersero i suoi leaders come Villa e Zapata, povera gente proprio come noi, ai quali, come noi, è stata negata la più elementare preparazione; così possono usarci come carne da cannone e saccheggiare le risorse della nostra patria e non importa loro che stiamo morendo di fame e di malattie curabili, e non importa loro che non abbiamo nulla, assolutamente nulla, neppure un tetto degno, ne' terra, ne' lavoro, ne' assistenza sanitaria, ne' cibo, ne' istruzione, che neppure abbiamo diritto di eleggere liberamente e democraticamente i nostri rappresentanti politici, ne' vi è indipendenza dallo straniero, ne' vi è pace e giustizia per noi e per i nostri figli.

Ma oggi noi diciamo BASTA! Noi siamo gli eredi dei veri costruttori della nazione. Noi, gli espropriati, siamo milioni e perciò chiamiamo a raccolta tutti i nostri fratelli perchè si uniscano a questa lotta, che è l'unica strada per non morire affamati davanti all'insaziabile ambizione di una dittatura di più di 70 anni, guidata da una cricca di traditori che rappresenta i gruppi più conservatori e venduti. Sono gli stessi che si opposero a Hidalgo e Morelos, sono gli stessi che tradirono Vicente Guerrero, gli stessi che vendettero più metà della nostra terra agli invasori stranieri, gli stessi che importarono un principe europeo per governarci, gli stessi che diedero vita alla dittatura degli scientifici porfiristi, sono gli stessi che si opposero alla Espropriazione del petrolio, che massacrarono i ferrovieri nel 1958 e gli studenti nel 1968, sono gli stessi che oggi ci spogliano di tutto, assolutamente di tutto.

Per fermare tutto ciò e come nostra ultima speranza, dopo aver tentato di utilizzare ogni possibile mezzo legale basato sulla nostra Carta Magna, torniamo ancora ad essa, alla nostra Costituzione, per applicare l'articolo 39, che dice:

"La Sovranità Nazionale ha la sua origine ed essenza nel popolo. Tutto il potere politico emana dal popolo e si costituisce per il beneficio del popolo. Il popolo ha, in ogni momento, l'inalienabile diritto di cambiare o modificare la forma del suo governo."

Pertanto, nello spirito della nostra Costituzione, emettiamo la seguente

Dichiarazione di Guerra

all'esercito federale messicano, pilastro di base della dittatura che subiamo, monopolizzata dal partito al potere e guidato dall'esecutivo federale, che oggi ha in Carlos Salinas de Gortari, il suo capo più importante ed illegittimo.

Coerentemente a questa Dichiarazione di Guerra, chiediamo agli altri Poteri della Nazione di adoperarsi per ripristinare la legittimità e la stabilità della nazione deponendo il dittatore.

Chiediamo anche alle Organizzazioni Internazionali e alla Croce Rossa internazionale di sorvegliare e regolare i combattimenti, che le nostre forze librano, assicurando la protezione alla popolazione civile, perché noi dichiariamo ora e sempre che rispettiamo la Convenzione di Ginevra, avendo fondato l'EZLN come braccio armato della nostra lotta di liberazione.

Abbiamo il popolo messicano dalla nostra parte, i nostri combattenti portano alto l'amato tricolore. Le nostre uniformi sono rosse e nere, simbolo del popolo lavoratore nelle sue lotte. La nostra bandiera reca le lettere "EZLN", Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, e sempre la porteremo in battaglia.

Anticipatamente rigettiamo ogni tentativo di svilire la giusta causa della nostra lotta mediante l'accusa di essere narcotrafficanti, banditi o altri appellativi che possono essere usati dai nostri nemici. La nostra lotta poggia sul diritto costituzionale e porta la bandiera della giustizia e della uguaglianza.

Pertanto, in coerenza con questa Dichiarazione di Guerra, diramiamo alle nostre forze militari dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, i seguenti ordini:

Primo. Avanzare verso la capitale del paese, sconfiggendo l'esercito federale messicano, proteggendo durante l'avanzata liberatrice la popolazione civile e permettendo al popolo, nelle aree liberate, di eleggere liberamente e democraticamente le proprie autorità amministrative.

Secondo. Rispettare la vita dei prigionieri e consegnare i feriti alla Croce Rossa Internazionale perché possano essere curati.

Terzo. Procedere a giudizio sommario contro i soldati dell'esercito federale messicano e della polizia politica che sono stati addestrati o pagati dagli stranieri, sia dentro al nostra nazione che all'estero, accusati di essere traditori della patria, e contro tutti coloro che hanno represso o maltrattato la popolazione civile o hanno derubato o attentato ai beni del popolo.

Quarto. Arruolare tutti quei messicani che manifestano il desiderio di unirsi alla nostra giusta lotta, compresi quelli che, essendo soldati nemici, si consegnino senza combattere contro le nostre forze, e giurino di obbedire agli ordini del Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Quinto. Chiediamo la resa incondizionata delle caserme nemiche prima di iniziare qualsiasi combattimento, al fine di evitare ogni perdita di vite umane.

Sesto. Chiediamo la sospensione del saccheggio delle nostre ricchezze naturali nelle aree controllate dall'EZLN.

Popolo del Messico:

Noi, uomini e donne, nel pieno delle nostre facoltà ed in libertà, siamo coscienti che la guerra che abbiamo dichiarato è l'ultima nostra risorsa, ma che è una guerra giusta. I dittatori stanno applicando una guerra genocida non dichiarata contro il nostro popolo da molti anni. Pertanto, chiediamo la vostra partecipazione, la vostra decisione di appoggiare questo piano del popolo messicano, che lotta per lavoro, terra, tetto, alimentazione, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace. Dichiariamo che non smetteremo di combattere sino a quando i bisogni elementari del nostro popolo non saranno soddisfatti da un governo del nostro paese libero e democratico.

                                           UNITEVI ALLE FORZE RIVOLUZIONARIE
                           
DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

Comando Generale dell'EZLN

Selva Lacandona, Chiapas

Dicembre 1993


 





permalink | inviato da lelani il 16/11/2009 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Discorso di Marcos allo Zocalo
post pubblicato in Ezln, il 16 novembre 2009
Lunes, 12 de marzo de 2001

Ciudad de México:

Llegamos.

Aquí estamos.

Somos Congreso Nacional Indígena y Zapatistas,los que juntos te saludamos.

Si el templete donde estamos está donde está, no es accidente, es porque de por sí, desde el principio, el gobierno está detrás de nosotros.

A veces con helicópteros artillados, a veces con paramilitares, a veces con aviones bombarderos, a veces con tanques de guerra, a veces con soldados, a veces con policías, a veces con ofertas de compra-venta de conciencias, a veces con ofrecimientos de rendición, a veces con mentiras, a veces con estridentes declaraciones, a veces con olvidos, a veces con silencios expectantes. A veces, como hoy, con silencios mpotentes.

Por eso no nos ve nunca el gobierno, por eso no nos escucha.

Si apurara un poco el paso tal vez nos alcanzaría.

Podría vernos entonces, y escucharnos.

Podría darse cuenta de la larga y firme horizontalidad de quien es perseguido y, sin embargo, no se angustia, porque sabe que es el paso que sigue el que requiere atención y empeño.

Hermano, hermana:

Indígena,
obrero, campesino, maestro, estudiante, colono, ama de casa, chofer, pescador, taxista, estibador, oficinista, empleado, vendedor ambulante, banda, desempleado, trabajador de los medios de comunicación, profesionista, religioso, homosexual, lesbiana, transexual, artista, intelectual, militante, activista, marino, soldado, deportista, legislador, burócrata, hombre, mujer, niño, joven, anciano.

Hermano, hermana del congreso nacional indígena, arco iris ya de los mejor de los pueblos indios de México:

Nosotros no deberíamos estar aquí.

(Después de escuchar esto, estoy seguro que, por primera vez, el que despacha
detrás de mí está aplaudiendo a rabiar así que lo voy a repetir:...)

Nosotros no deberíamos estar aquí.

Quienes deberían estar aquí son las comunidades indígenas zapatistas, sus 7 años de lucha y resistencia, su oído y su mirada.

Los pueblos zapatistas, los hombres, niños, mujeres y ancianos, bases de apoyo del Ejército Zapatista de Liberación Nacional, que son los pies que nos andan, la voz que nos habla, la mirada que nos hace visibles, el oído que oído nos hace.

Quienes deberían estar aquí son las insurgentas y los insurgentes, su persistente sombra, su callada
fortaleza, su memoria levantada.

Las insurgentas e insurgentes, las mujeres y hombres que forman las tropas regulares del EZLN y que son el guardián y corazón de nuestros pueblos.

Son ellas y ellos quienes merecen verlos y escucharlos y hablarles.

Nosotros no deberíamos estar aquí.

Y sin embargo estamos.

Y estamos junto a ellas y ellos, los ellos y ellas que pueblan los pueblos indios de todo México.

Los pueblos indios, nuestros más primeros, los más primeros pobladores, los primeros palabreadores, los primeros oidores.

A los que, siendo primeros, últimos parecen y perecen...

Hermano, hermana indígena.

Tenek.

De muy lejos venimos.

Tlahuica.

Caminamos tiempo.

Tlapaneco.

La tierra andamos.

Tojolabal.

Arco y flecha somos.

Totonaco.

Viento caminado.

Triqui.

El corazón y la sangre somos.

Tzeltal.

El guerrero y el guardián.

Tzotzil.

El abrazo compañero.

Wixaritari.

Derrotados nos suponen.

Yaqui.

Mudos.

Zapoteco.

Callados.

Zoque.

Mucho tiempo tenemos en las manos.

Maya.

Aquí venimos a nombrarnos.

Kumiai

Aquí venimos a decir ´somos'.

Mayo

Aquí venimos para ser mirados.

Mazahua.

Aquí para mirar ser mirados.

Mazateco.

Aquí es dicho nuestro nombre por nuestro paso.

Mixe.

Esto somos:

El que florece entre cerros.

El que canta.

El que cuida y crece la palabra antigua.

El que se habla.

El que es de maíz.

El que habita en la montaña.

El que anda la tierra.

El que comparte la idea.

El verdadero nosotros.

El hombre verdadero.

El ancestro.

El señor de la red.

El que respeta la historia.

El que es gente de costumbre humilde.

El que habla flores.

El que es lluvia.

El que tiene conocimiento para mandar.

El cazador de flechas.

El que es arena.

El que es río.

El que es desierto.

El que es mar.

El diferente.

El que es persona.

El rápido caminador.

El que es gente.

El que es montaña.

El que está pintado de color.

El que habla palabra legítima.

El que tiene tres corazones.

El que es padre y hermano mayor.

El que camina la noche.

El que trabaja.

El hombre que es hombre.

El que camina desde las nubes.

El que tiene palabra.

El que comparte la sangre y la idea.

El hijo del sol.

El que va de uno a otro lado.

El que camina la niebla.

El que es misterioso.

El que trabaja la palabra.

El que manda en la montaña.

El que es hermano, hermana.

Amuzgo.

Todo esto dice nuestro nombre.

Cora.

Y más dice.

Cuicateco.

Pero apenas se escuchaba.

Chinanteco.

Otro nombre tapaba nuestro nombre.

Chocholteco.

Aquí venimos a sernos con los que somos.

Chol.

Somos el espejo para vernos y sernos.

Chontal.

Nosotros, los que somos el color del color de la tierra.

Guarijio.

Aquí ya no más la vergüenza por la piel.

Huasteco.

La lengua.

Huave.

El vestido.

Kikapu.

La danza.

Kukapá.

El canto.

Mame.

El tamaño.

Matlatzinca.

La historia.

Mixteco

Aquí ya no más la pena.

Nahuatl

Aquí el orgullo de sernos el color que somos del color de la tierra.

Ñahñu

Aquí la dignidad que es vernos ser vistos siendo el color que somos del color de la tierra.

O'odham

Aquí la voz que nos nace y alienta.

Pame

Aquí ya no el silencio.

Popoluca

Aquí el grito.

Purepecha

Aquí el lugar que estuvo escondido.

Raramuri

Aquí la morena luz, el tiempo y el sentido.

Hermano, hermana indígena:

Hermano, hermana no indígena:

Aquí estamos para decir aquí estamos.

Y cuando decimos ´aquí estamosª, también al otro nombramos.

Hermano, hermana que eres mexicano y que no lo eres.

Contigo decimos ´aquí estamosª y contigo estamos.

Hermano, hermana indígena y no indígena:

Un espejo somos.

Aquí estamos para vernos y mostrarnos, para que tú nos mires, para que tú te
mires, para que el otro se mire en la mirada de nosotros,

Aquí estamos y un espejo somos.

No la realidad, sino apenas su reflejo.

No la luz, sino apenas un destello.

No el camino, sino apenas unos pasos.

No la guía, sino apenas uno de tantos rumbos que al mañana conducen.

Hermano, hermana ciudad de México:

Cuando decimos ´somosª también decimos ´no somosª y ´no seremosª.

Por eso es bueno que, quienes allá arriba son el dinero y quien lo vocea, tome nota de la palabra, atento la escuche y atento vea lo que ver no quiere.

No somos quienes aspiran a hacerse del poder y, desde él, imponer el paso y la palabra. No seremos.

No somos quienes ponen precio a la dignidad propia o a la ajena, y convierten a la lucha en mercado donde la política es quehacer de marchantes que disputan no proyectos sino clientes. No seremos.

No somos quienes esperan el perdón y la limosna de quien simula ayuda cuando en realidad compra y que no perdona sino humilla a quien, siendo, es desafío y reclamo y demanda y exigencia.

No seremos.

No somos quienes, ingenuos, esperamos que de arriba venga la justicia que sólo desde abajo se crece, la libertad que sólo con los todos se logra, la democracia que es todos los pisos y todo el tiempo luchada. No seremos.

No somos la moda pasajera que, hecha tonada, se archiva en el calendario de derrotas que este país luce con nostalgia.
No seremos.

No somos el taimado cálculo que finge la palabra y en ella esconde un nuevo fingimiento, no somos la paz simulada que anhela guerra eterna, no somos quien dice ´tresª y luego ´dos' o ´cuatro' o ´todo' o ´nada'. No seremos.

No somos el arrepentido de mañana, el que se convierte en imagen aún más grotesca del poder, el que simula ´sensatez' y ´prudencia' donde no hubo sino compra-venta. No seremos.

Somos y seremos uno más en la marcha.

La de la dignidad indígena.

La del color de la tierra.

La que develó y desveló los muchos Méxicos que bajo México se esconden y duelen.

No somos su portavoz.

Somos una voz entre todas esas voces.

Un eco que dignidad repite entre las voces todas.

A ellas nos sumamos, nos multiplicamos con ellas.

Seguiremos siendo eco, voz somos y seremos.

Somos reflexión y grito.

Siempre lo seremos.

Podemos ser con o sin rostro, armados o no con fuego, pero zapatistas somos, somos y siempre seremos.

Hace 90 años, los poderosos preguntaban al de abajo que Zapata se llamaba:

´¿Con qué permiso señores?'

Y los de abajo respondimos y respondemos:

´con el nuestro'.

Y con el permiso nuestro, desde hace exactamente 90 años nos hicimos grito, y ´rebeldesª nos llamamos.

Y hoy lo repetimos: rebeldes somos.

Rebeldes seremos.

Pero serlo queremos con los todos que somos.

Sin la guerra como casa y camino.

Porque así habla el color de la tierra: tiene la lucha muchos caminos, y un solo destino tiene: ser color con todos los colores que visten a la tierra.

Hermano, hermana:

Dicen allá arriba que este es el final de un temblor. que todo pasa menos su ser ellos encima de nosotros.

Dicen allá arriba que tú estás aquí para con morbo ver, para oír sin escuchar siquiera. Dicen que somos pocos, que débiles nos estamos. Que no somos más que una foto, una anécdota, un espectáculo, un producto perecedero con la fecha de caducidad cercana.

Dicen allá arriba que nos dejarás solos. Que solos y vacíos volveremos a la tierra en la que somos.

Dicen allá arriba que el olvido es derrota y se sientan a esperar a que olvides y derrotes y te derrotes.

Allá arriba saben pero no quieren decirlo: no habrá ya olvido y no será la derrota la corona para el color de la tierra.

Pero no quieren decirlo porque decirlo es reconocerlo y reconocerlo es ver que todo ha cambiado y ya no para que nada cambie sino para que todo cambie cambiando.

Este movimiento, el del color de la tierra, es tuyo y porque es tuyo es nuestro.

Ahora, y es lo que ellos temen, no hay ya el ´ustedesª y el ´nosotrosª porque todos somos ya el color que somos de la tierra.

Es la hora de que el Fox y a quien sirve escuche y nos escuche.

Es la hora de que el Fox y quien lo manda nos vea.

Una sola cosa habla nuestra palabra.

Una sola cosa mira nuestra mirada.

El reconocimiento constitucional de los derechos y la cultura indígenas.

Un lugar digno para el color de la tierra.

Es la hora de que este país deje de ser una vergüenza vestida sólo del color del dinero.

Es la hora de los pueblos indios, del color de la tierra, de todos loscolores que abajo somos y que colores somos a pesar del color deldinero.

Rebeldes somos porque es rebelde la tierra si hay quien la vende y compra como si la tierra no fuera, y como si no existiera el color que somos de la tierra.

Ciudad de México:

Aquí estamos. Aquí estamos como rebelde color de la tierra que grita:

¡Democracia!

¡Libertad!

¡Justicia!

México:

No venimos a decirte qué hacer, ni a guiarte a ningún lado. Venimos a pedirte humildemente, respetuosamente, que nos ayudes. Que no permitas que vuelva a amanecer sin que esa bandera tenga un lugar digno para nosotros los que somos el color de la tierra.

Desde el Zócalo de la ciudad de México.

Comité Clandestino Revolucionario Indígena-Comandancia General del

Ejército Zapatista de Liberación Nacional




permalink | inviato da lelani il 16/11/2009 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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