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From USA to Italy: to die because you're black
post pubblicato in Giustizia, il 13 agosto 2014

Rachel Odiase was aged only 13 months.

The night of march 3, 2010 she begins to get sick, she’s prone of violent bouts of vomit and their parents call the ambulance. Rachel is taken to hospital, where a doctor visit her. On the medical report are shown the time of entry and exit: 00,39-00,45 . The medical examination lasts six minutes. She is discharged from the hospital immediatly with the prescription of three drugs. 

Rachel still feel bad and his father come back to the hospital asking for a urgent  medical examination. The answer of doctors is appalling, absurd and absolutely illegal, as I am going to explain. They say to Mr Odiase the health card of Rachel is expired, so they can't visit or hospitalize her. Someone of them call police because of the fierce protest of the Rachel’s father. Someone else remember that few days before a albanian child aged only 18 months die after being discharged by another facility of the same hospital in Melzo, near there: so at 3 am Rachel is hospitalized, but  until 8 o’clock no one doctor visit her, no drip is administered to Rachel while she has very strong attacks of dysentery and she is no longer able to drink anything. In the evening the situation is critical. When she starts to have heartbeat problems,  someone right away remembers to be a doctor and intervenes, but it’s too late. She dies after 30 minutes of useless resuscitation maneuvers. 

Someone wonder why this is considered a racist incident. Easy: no one doctor in this damn whole country would have the courage to refuse visit or hospitalize me because my health card is expired. I’m pretty sure it’s happened to me to receive medical care without my health card or when it was expired. It’s not an out and out ID document. It’s only a document that lets the national healthcare system to identify you only of the purpose of medical treatment and all above record  the requests of patients and the treatments to monitor the overall situation.

No one doctor would have the courage to write “buone condizioni di salute” (goodhealth)  in a medical report of a white 13 months child getting sick with violent bouts of vomit.

The two doctors,  accused by Milan prosecutor of manslaughter, were sentenced only 2 years and 2 years and 8 months of imprisonement. 

Claudia Esposito  (@AyasheMaitai)




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Desolante.
post pubblicato in Giustizia, il 4 novembre 2010




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Ucciso il sindaco di Pollica
post pubblicato in Giustizia, il 7 settembre 2010


E' stato ucciso con nove colpi di pistola il sindaco di Pollica. Agguato della camorra contro un sindaco che, eletto in una lista civica, aveva fatto della difesa dell'ambiente il principale obiettivo della sua politica, denunciando sistematicamente  le illegalità che avvenivano sul suo territorio alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. 

Dopo un evento simile, assume -purtroppo - ancora più importanza l'iniziativa del 22 settembre che potete trovare su facebook: un'iniziativa on line  oer salutare Roberto Saviano che "festeggia" quattro anni di scorta. 

Vi invito a partecipare.

Un saluto a tutti

Claudia Esposito





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Letture interessanti
post pubblicato in Giustizia, il 31 marzo 2010

Ho appena finito di leggere "Dalle parti degli infedeli" di Sciascia.

Un vescovo dedito alle cose dell'anima che si trova suo malgrado a frapporsi fra la Chiesa e le cose degli uomini.


La prosa di Sciascia, una storia realemnte avvenuta, una piccola storia vera per la memoria della storia grande, l'Italia degli anni '50.

Imperdibile.

Claudia Esposito





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Per la libertà di stampa -2
post pubblicato in Giustizia, il 8 marzo 2010




permalink | inviato da lelani il 8/3/2010 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Per la libertà di stampa - la nostra libertà e la nostra stampa
post pubblicato in Giustizia, il 8 marzo 2010
      
    La Rai , la Rai nostra pubblica nazionale di tutti, ha sospeso i talk shows di approfondimento
    politico: Annozero, Balllarò,Porta a Porta, L'ultima parola. Motivo: il rispetto della par condicio durante l'ultima parte del periodo elettorale ( le prossime elezioni regionali), evitandorischi di sanzioni da parte della AgCom - autorità garante per le telecomunicazioni -. E faccio notare che l'espressione "evitare rischi di sanzioni", usata da un membro del Cdl della Rai è veramente la nota del coraggio di queste persone davanti alla classe politica. Questi che dovrebbero rappresentare i giornalisti liberi della Rai, hanno <evitato il rischio di.....>. Stupefacente nella sua semplicità. DIce tutto: i giornalisti fanno i giornalisti  (quelli che mi piacciono e anche quelli che detesto), gli amministratori sono la voce della classe politica che Governa questo paese. Mi spiego.
Prevenire è meglio che curare. Curare cosa? Non sia mai che qualcuno si faccia un'opinione su chi votare. Perchè è chiaro che, se i politici fanno la figura di loschi individui ammanicati con persone dalla reputazione diciamo dubbia- per non dire persone attualmente indagate -, come Bertolaso, oggi indagato dopo essere stato osannato fino all'altro ieri( per dirna uno), è chiaro che qualcosa si deve fare per corere ai ripari, no?
Vespa ha detto secondo me la cosa giusta, cioè che hanno chiuso tutti i talk shows per colpire Annozero. E Santoro anche ne ha detta una giusta quando ha replicato: - E non vi sembra ancora più grave? -
Io sono un filo preoccupata per il mio paese.
Claudia   Esposito






permalink | inviato da lelani il 8/3/2010 alle 16:40 | Versione per la stampa
Sabina Guzzanti
post pubblicato in Giustizia, il 20 febbraio 2010
Quanti milioni di anni fa sono accadute queste cose? Quanti centinaia di anni sono passati dai tempi di Raiot?
Prima che diventasse normale avere prostitute in Parlamento e come Ministri, prima di questo lugubre silenzio dal fondo del quale arrivano i flebili sussurrii di chi trama ..... prima che ci sentissimo così soffocati, da avere paura, delle volte, di dimenticarci persino cosa pensiamo noi.



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Consigli per lettori
post pubblicato in Giustizia, il 3 febbraio 2010

C'era una volta l'intercettazione di Antonio Ingroia
- Finito di leggere qualche settimana fa. Consigliatissimo, forte, inquietante per gli scenari che fa intravedere. Ma un grande abbraccio all'autore perchè la realtà dei fatti, spiegata con semplicità, accessibile a tutti, la democratica semplice verità, ha un sapore dolce di questi tempi.

Claudia Esposito



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Lettera aperta di Gian Carlo Caselli
post pubblicato in Giustizia, il 2 febbraio 2010

Quei coretti anti-Ingroia

Dall’aula del Senato dovrebbe essere bandita ogni forma di inciviltà e barbarie. Non sempre accade. Lo testimonia il resoconto stenografico della seduta dedicata alla discussione sul “giusto processo”, che registra una denunzia del senatore Li Gotti, crudamente espressa nei termini seguenti:
“In quest’aula, mentre si citava il gravissimo fatto del programmato attentato distruttivo ordito contro alcuni magistrati che combattono la mafia, una parte di questa assemblea ha irriso all’e vocazione dei nomi delle possibili vittime... Sapevamo dei mafiosi che brindarono alla morte di Giovanni Falcone... Eravamo a questa torbida conoscenza. Oggi abbiamo qualcosa di altro: una parte dell’aula del Senato, ieri, ha fatto un coretto di irrisione alla pronunzia del nome di Antonio Ingroia, un magistrato che la mafia vuole uccidere”. Ora, nessuno pretende che chi mette quotidianamente a rischio la propria vita per servire il paese nella lotta alla criminalità organizzata mafiosa sia pensato da tutti come perennemente avvolto in una bandiera tricolore. Ci mancherebbe. In un mestiere come  quello di magistrato, nel quale l’errore è un rischio immanente, l’accettazione acritica dell’operato di questo o quell’ufficio o di un singolo giudice sarebbe inconcepibile. Anche perché le critiche, se oneste, aiutano a sbagliare di meno. Ma la mancanza di rispetto, fino a schernire chi viene indicato come vittima designata di un attentato programmato dalla mafia, è fuori di ogni logica e decenza. Non mi risulta che ci siano state reprimende o altre prese di distanza verso i senatori che si son permessi di scherzare – letteralmente – sulla pelle degli altri. Sarebbe utile invece che qualche amico o sodale provasse a responsabilizzarli un po’ magari rivelando loro un fatto che mi è capitato tempo fa, di sentire proprio da Ingroia. E’ il racconto di quando (per la prima volta dopo anni) egli si trovò sull’ascensore col figlio: per caso, da solo, senza la scorta. Il figlio si guardò intorno e rivolto al padre, con tenerezza esclamò a bassa voce: “Qui noi finora non siamo mai stati da soli”, e gli mandò un piccolo bacio, senza far rumore. Per Ingroia fu un momento di profondo affetto e verità, di riflessione sul fatto che non era mai stato (e mai sarebbe stato) solo con i suoi figli fuori dalla porta di casa. Niente di patetico in questo, semplici constatazioni che non hanno mai modificato le scelte di Ingroia (e dei tanti magistrati che in Sicilia operano e vivono come lui), ma che ormai fanno integralmente parte del suo modo di essere padre. Sono i condizionamenti sulla vita privata di un mestiere e soprattutto dei rischi di un mestiere che è faticosamente pubblico. E che dovrebbe meritare da tutti (anche dai senatori capaci invece di scandalosi coretti) considerazione e rispetto. Ragionare su vizi e virtù della giustizia e del sistema che dovrebbe realizzarla è doveroso e giusto. Ma su binari di razionalità. Deraglia chi irresponsabilmente scherza, nella sacralità istituzionale della “Camera alta”, sulle possibili vittime di attentati progettati da quella feroce organizzazione criminale che tutti sanno (o dovrebbero sapere) essere Cosa Nostra. L’irrazionalità può anche generare mostri. Certo, nessuno lo vuole e non sarebbe nell’interesse di nessuno se ciò si verificasse. Per questo chi in Senato ha sbagliato, reagendo alla notizia degli attentati mafiosi contro magistrati impegnati in prima linea come se si trattasse di una cosettina da ridere, dovrebbe essere – nelle forme istituzionalmente corrette – quantomeno invitato a vergognarsi.

Gian Carlo Caselli da il Fatto Quotidiano del 27 Gennaio 2010

P.S. Vorrei  scrivere un commento a tutto questo. Il primo che mi viene in mente è che avrei preferito non saperla, questa cosa.
Avrei preferito pensare che persino i peggiori figuri della politica italiana mantenessero un minimo di decoro. Poi, non so come sentirmi davanti a  tutto questo. Un po' male, devo dire.
Claudia




permalink | inviato da lelani il 2/2/2010 alle 22:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Beppe Grillo intervista ad Antonio Ingroia
post pubblicato in Giustizia, il 1 febbraio 2010




permalink | inviato da lelani il 1/2/2010 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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